Il progetto nasce dalla volontà del Consiglio Direttivo di potenziare la partecipazione degli associati, cercando di indagarne le nuove richieste.
Vengono organizzati nel 2006 una serie di incontri separati, con famiglie e ragazzi, per verificarne i bisogni e desideri, con particolare attenzione allo sviluppo del sentirsi parte di un gruppo e delle possibilità che questo offre.
Entrambi i gruppi (genitori e ragazzi) concordano sul desiderio di attivare un percorso volto a passare fuori casa più tempo e a sviluppare il concetto di autonomia dalla famiglia: si decide di attivare un'uscita mensile della durata di un fine settimana (da sabato mattina a domenica pomeriggio) per i ragazzi, per una durata di 3 anni (da settembre a maggio).
Il progetto è sostenuto da incontri settimanali tra gli associati, che si sono svolti a maggio e giugno 2007 per definire la fase preparatoria e da settembre per la fase operativa; questi incontri coinvolgono i soci a partecipare, portando le proprie idee ed esperienze. Negli incontri primaverili abbiamo discusso le idee sul come ottenere fondi per sostenere il progetto, su cosa viene inteso per autonomia e sul come svilupparlo, su quali siano le componenti per la realizzazione del progetto. Negli incontri autunnali stiamo costruendo l'architettura del progetto, il percorso successivo di verifica e monitoraggio e attivando le attività per la ricerca fondi, nominando tra i genitori alcuni responsabili per le varie attività.
Abbiamo discusso la necessità per le famiglie stesse di avere un appoggio professionistico per poter garantire l'autonomia ai ragazzi anche dentro casa, in modo che il lavoro che faranno durante il fine settimana sia garantito anche al loro rientro, chiedendo per questa attività di formazione l'appoggio di Volabo.
Oltre al fatto che questo tipo di progetti è molto richiesto dalle famiglie che hanno un portatore/trice di handicap in casa e che questo in particolare viene interamente finanziato dall'impegno associativo, l'innovazione sta nel fatto che è un vero progetto dal basso. Infatti sono le famiglie ad essere in prima linea, a discutere, a cambiare, a trasformarsi da semplici utenti a cui un consiglio direttivo propone attività (come accade nella maggior parte delle associazioni che si occupano di handicap) ad attori di tutto il processo. Queste famiglie si portano un fondo di delusione e di dolore, per aver affrontato tante “battaglie” per i loro figli; oggi hanno ritrovato l'entusiasmo, la voglia di fare e partecipare. Il fatto poi che in questo caso si siano mobilitate ed impegnate anche per famiglie non strettamente partecipi, sorprende piacevolmente. Se riusciremo a sostenerle in questa loro fase di messa in discussione e cambiamento, potranno diventare un gruppo che accoglie altre famiglie e che, forti del successo del progetto, potranno pensare di ripeterlo nel tempo.
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