Le finalità dell'Associazione sono rivolte all'integrazione e allo sviluppo delle autonomie della persona DOWN.
Per questo vengono promosse iniziative per il tempo libero quali la
Corale, il
giornalino informativo "CE.N.TR.O. 21 NOTIZIE",
gite,
uscite mensili,
convegni scientifici sulle problematiche della sindrome di Down e dell'handicap in generale, corsi aperti a tutti gli associati.
Queste attività coinvolgono anche persone della Terza Età e giovani normodotati per promuovere un vero inserimento nella società.
L'Associazione si adopera anche a livello lavorativo, monitorando il territorio per una ricerca di possibilità di impiego o di borse-lavoro (con finalità assuntive e/o di orientamento) collaborando con le A.U.S.L. competenti e dando la disponibilità di un affiancamento per i giovani borsisti.
L'obiettivo particolare dell'Associazione, come recita l'articolo 4 dello Statuto, è la realizzazione sul territorio nazionale di un centro (multifunzionale e aperto alla cittadinanza) dove, creando una serie di attività che rendano possibile la realizzazione di un ponte (come rappresentato nel nostro simbolo) di fratellanza tra i giovani, l'handicap e la Terza Età, si possa rispondere anche al tanto problematico "DOPO-GENITORI" della persona Down e all'isolamento della Terza Età, offrendo in caso di necessità un appoggio di tipo residenziale o semiresidenziale.
Perché portatori di sindrome di Down?
Il problema principale che affligge i genitori delle persone Down è quello di trovare una soluzione dignitosa per la vita dei loro figli, soprattutto un "DOPO-GENITORI" che possa permettere di non perdere, dopo la loro morte, il lavoro tanto intenso fatto fin dalla nascita per stimolare e aiutare i loro ragazzi. Il CE.N.TR.O. 21 dovrà fornire una seconda casa, una grande famiglia che dia a questi giovani un preciso scopo alla loro esistenza.
Perché Terza Età?
Dopo il pensionamento (tanto atteso da una certa età in poi) l'uomo comincia ad adattarsi a una situazione di esclusione a causa della posizione che viene ad assumere nel nostro sistema sociale, e cioè da "produttore" ad "assistito", questo perché viene supervalutata la capacità produttiva dei lavoratori.